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Appunti di viaggio di Corrado Muti
Partenza programmata, tutto ok. Il viaggio è tranquillo. Nel primo tratto una lunga corsa ciclistica non ci permette di superare i limiti di velocità, poi la superstrada che già conosciamo bene. Roma è solo a metà del mondo e la nostra strada solo la metà di questa metà. Gubbio è sempre una splendida idea, Gubbio è Francesco, l’incontro tra il male e il bene, tra il lupo che sbrana e uccide e l’amore di Dio che non lo può temere. Arriviamo sotto Gubbio e cerchiamo il distributore di metano per rifocillare l’auto. Si trova alle porte di Valfabbrica, davanti ad un enorme cementificio che sta macinando rumore anche oggi che è domenica. Quel rumore è così famigliare, così consono con la vita moderna, qualcosa che anche Gubbio soffre, un macerato risuonare stonato, odor di denaro e progresso, quello pesante, quello del Lupo che schiaccia con la sua forza l’uomo. Vi immagino i turni di coloro che mandano i macchinari anche di domenica, vi immagino l’umore assonnato e senza speranza che ho troppe volte visto. Riempito il bombolone di gas ecologico, almeno così mi piace pensare, ci addentriamo nelle strade della periferia di Gubbio. Gli stendardi alla finestra ci dicono di una festa imminente, ma non pensiamo ai ceri. Un anfiteatro romano e un parcheggio. Secondo contatto telefonico con Alex ed il tempo di scattare qualche foto, ammirare quelle rocce che trasudano storia, i riflessi del sole che gioca con loro come a stohnehenge. Gubbio, piazza dei martiri, parcheggio a pagamento. Ci informiamo dalla signorina delle modalità e costi di questo parcheggio, ritiriamo la cartina e giriamo svagati e tranquilli tra le bancarelle aspettando il nostro amico. Il telefono, per fortuna c’è la vibrazione che con la confusione non si sente, è Alex, è al parcheggio, lo vedo, ci saluta, adesso sono un po’ emozionato. Alex e Gianna ci salutano calorosamente, ed io approfitto per appioppargli una bella busta pesante di depliant della mia regione e del buon rosso conero scelto tra i migliori del supermercato, per lo meno era nello scaffale di legno come se fosse una cantina, ma non ho avuto modo di assaggiarlo, speriamo bene. Comincia la nostra visita, lenta per via delle tante cose che abbiamo da raccontarci. La chiesa di San Francesco è la nostra prima tappa. La chiesa è molto bella, Gianna ce ne spiega alcuni cenni storici, ma io non memorizzo come al solito, sono attento solo alle espressioni dei volti, quasi a volerne cogliere i pensieri segreti. Francesca e Gianna si sintonizzano subito e vanno avanti senza aspettarci, sono già su un'altra lunghezza d’onda che è altrettanto magica e bella di quella che c’è tra me, Alex e mio figlio. Un frate si ferma pochi secondi a parlare con mio figlio che risponde timidamente. Il discorso verte sull’anima rapita dalle fotografie e mi torna in mente un post che ebbi modo di fare pochi giorni prima. Ovviamente il frate attribuisce questa antica credenza ad influenze animistiche delle religioni indiane o buddiste e io mi faccio sapiente rapportandola invece a credenze e superstizioni contadine. Il frate ha fretta, lo avremmo distrutto volentieri io ed Alex, ma deve ufficiare la messa. Alex si siede alcuni istanti su di una panca, socchiude gli occhi e quasi sento la sua preghiera: “Signore, porta sempre armonia in questa famiglia ed aiutala a superare le difficoltà del suo percorso”. Lorenzo lo interrompe con una delle sue tante domande ed io sento una sofferenza antica dentro il Cuore di Alex che non mi è dato di sapere. Gianna è una donna meravigliosa, ha perso il golfino, Lorenzo lo ritrova, anche lui “sente” come il papà, lo vedo dai suoi occhi in cerca di risposte per domande che non sa ancora formulare. Gianna è attratta da molte cose, Francesca si trova bene con lei. La giornata sembra non aver fine, ma l’ora di pranzo si fa sentire anche sotto forma di appetito. Il momento dell’imbarazzo. Alex ci chiede di essere suoi ospiti ed un invito non si rifiuta. La tana del lupo è il miglior ristorante di Gubbio, almeno ne ha la fama. Io penso al solito ristornate turistico, magari un po’ più scic degli altri, invece è un ristorante di quelli che ho visto nei film. Una ragazza tanto caricata quanto poco spontanea, ci accoglie e ci fa sedere. Ci indica un tavolino accanto all’uscita ed io penso che forse l’abbigliamento mio e di Francesca non è abbastanza in sintonia per permetterci di sedere nell’altra sala, visto che quasi tutti i tavolini sono vuoti. Quando ci portano la carta scorgo subito i prezzi e mi sento in soggezione, sto per far spendere un sacco di soldi ad Alex. Poi la carta dei vini, prezzi addirittura esagerati, per fortuna che la scelta di Alex va verso uno dei più economici. Il pranzo si rivela divino, forse merito di Francesco che ha reso il Lupo buono come un agnellino, essendo questo ristornate, per nome, la sua tana. Un pinguino che sembra uscito dalla famiglia Adams, ci chiede del dolce. Mi stupisco della sua memoria, non prende appunti e ricorda per perfettamente tutti i dettagli dell’ordinazione, sembra che le sue parole scivolino direttamente sino alla cucina dietro cui mi immagino un cuoco di quelli che danzano sul cibo, infiocchettandolo di spruzzi dai vari sapori, per creare opere d’arte che è quasi un peccato demolire e deglutire. Il nostro viaggio riprende verso la funivia e Sant’Ubaldo. Abbiamo modo di parlare con una signora che si rivela la proprietaria di un hotel. È bello conoscere le persone. La signora trasmette la sua ansia per il giorno della festa e per i ladri che immancabilmente si mescolano alla folla. Non pensa agli affari che la gran folla gli porterà, ma alla pace che per un giorno se ne và. Lei sa che più del denaro conta la serenità dell’animo, qualcosa che noi stiamo dimenticando sempre più spesso. Scendiamo di nuovo con la funivia e Lorenzo lo vuol fare con Alex, lo ha praticamente adottato. Soltanto alla fine del nostro viaggio confesso di soffrire di vertigini per non rovinare la festa. È stato importante per me, mi sono concesso di superare la paura delle piccole altezze che mi era tornata dopo Mirabilandia. Durante il percorso una vecchina sghemba attrae il mio obbiettivo, ma non faccio a tempo a cogliere l’immagine. Solo la memoria conserverà questo scatto. Siamo all’anfiteatro romano ancora una volta, ora conosciamo noi il posto e possiamo far da ciceroni ad Alex e Gianna. Io ed Alex abbiamo modo di costruire qualche cappotto… finalmente conosco i retroscena di una vicenda che ha turbato molto il mio amico. Un amicizia si è spenta solo per pochi malintesi. Lui ne è cosciente e non giudica, non dice i particolari che hanno poca importanza. Gianna ci rimprovera un po’, ma lui non mi ha detto nulla, davvero nulla che sia malevolo, è un cuore il suo che conosce solo la parola perdono. Gli bruciano le ferite inferte col silenzio, ferite che non hanno senso ma che ci sono e che sa accettare senza cambiarle, solo un grande lo sa fare. Io ascolto, sono solo interessato ai meccanismi che portano il Lupo tra gli uomini. Temo anche io quella bestiaccia a volte. Ci dobbiamo salutare, Gianna dice qualcosa a Lorenzo, io non ascolto le sue parole, ma vedo quella luce materna nei suoi occhi, la stessa che teme di aver spento ma non è vero, è come una perla racchiusa dentro un guscio… Lorenzo sorride come si fa a chi si ascolta. Ci salutiamo, dico ad Alex che forse avrò bisogno di lui, poi che dovrebbe non aver paura di pubblicare un libro, ma capisco dallo sguardo di Gianna e l’imbarazzo di Alex d’aver detto troppo. Il Lupo ha voluto dire la sua come ultima parola. Forse un giorno ci rincontreremo, ma la magia di questo nostro primo non potrà ripetersi giammai. È stato un giorno speciale, un giorno da ricordare nella vita, uno di quei giorni per cui vale la pena coniare parole come “Ricordo”.
Corrado 15/05/2007
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