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NON
LASCIATE
MORIRE
LA
POESIA

Giorgia
passeggiava tranquilla nella radura di un boschetto, assaporando i profumi
della natura, ascoltando le parole del vento, ammirando il sole che
attraverso le fronde degli alberi faceva capolino dando al verde un leggero
riflesso rossastro.
Conosceva ogni albero che incontrava e ad ognuno riservava un saluto
particolare e diverso, uno lo ringraziava per l’ombra che procurava, l’altro
per il dolce profumo che emanava; ringraziava anche quei rovi spinosi che
ogni tanto la graffiavano ma le offrivano i dolci frutti che la
rinfrescavano durante il cammino.
Ad un tratto, un grande raggio di sole squarciò l’ombra del bosco, Giorgia,
chiuse per un attimo gli occhi accecata dall’intensa luce finché a stento
riuscì a rimettere a fuoco l’ambiente che la circondava e ai piedi di un
albero vide seduta una donna che sembrava apparentemente vecchia e stanca,
eppure era certa che pochi attimi prima non c’era. Chi era? Da dove era
arrivata così improvvisamente?
Ebbe timore, per un solo istante sentì l’impulso di tornare indietro, ma era
impensabile lasciare una povera donna che forse aveva bisogno del suo aiuto,
in fondo che male poteva farle? Conosceva tutti gli abitanti del bosco e li
rispettava, ogni tanto trovava tracce di folletti e gnomi, quasi lasciassero
segni per avvertirla e tranquillizzarla della loro benefica presenza, quindi
con maggiore serenità in cuore si avvicinò e chiese:
”Signora, sta male? Ha bisogno di qualcosa?”
La donna alzò lo sguardo stanco e rispose: ”Aiutami ad alzarmi per favore!”
Prendendola con delicatezza per le braccia la fece alzare. Osservando con
attenzione, non la vide vecchia come il suo aspetto lasciava pensare,
sembrava piuttosto una giovane che stava invecchiando velocemente.
Da lei emanava un leggero profumo di brezza mattutina, i suoi lunghi e neri
capelli, se pur con qualche filo d’argento, erano morbidi, setosi e ben
curati!
“Che strana donna” pensò fra sé “Sembra vecchia eppure non lo è “o forse è
l’inverso? E’ vecchia e sembra giovane?” ma non pose domande.
La donna disse: ”Più oltre.. c’è un laghetto, saresti così cortese da
accompagnarmi? Non vedo tanto bene e se perdo il sentiero non ritroverò più
la strada!”
Giorgia non ricordava di aver mai visto un laghetto nelle sue lunghe e
frequenti passeggiate nel bosco e con gentilezza disse: “Signora, mi
dispiace non conosco la strada per giungervi e non l’ho mai neppure visto!
Può darmi qualche indicazione?”
“Non importa” rispose la donna “non hai bisogno di indicazioni, se ti
lascerai guidare dal cuore lo troveremo!”
Si incamminarono sottobraccio, le sue mani erano lunghe, affusolate e
morbide come velluto, Giorgia faceva attenzione a rimuovere i rami che
potevano intralciare il loro cammino, e più camminava più era sicura della
strada che stava percorrendo, quel sentiero era ben certa di non averlo mai
visto eppure era come se lo conoscesse da sempre.
Anche il fischio degli uccellini era diverso dal solito, più dolce, più
armonioso, il verde intorno stava cambiando di intensità e anche gli alberi
non erano quelli che conosceva, ma più alti, più maestosi, l’aria stessa
aveva cambiato il suo profumo.
Ecco... cominciava a percepire l’odore dell’acqua! Per un attimo
credette di vivere un incubo, ma era tanto dolce che poteva essere solo un
sogno!
La voce della donna le giunse improvvisa: ”Sento il profumo dell’acqua, sei
stata brava, hai saputo ascoltare la voce del tuo cuore!”
Dinanzi a loro si stagliava un laghetto verde azzurro sormontato dal blu
cobalto del cielo con alcune ninfee rosa striate di bianco che pigramente
galleggiavano sulle calme acque!
”Avviciniamoci all’acqua” disse la donna “Voglio vedere la sua purezza e
sentire la sua freschezza!”
Giunte sulla riva, la donna si chinò per toccare l’acqua, e come in uno
specchio magico si rifletté l’immagine di una fanciulla di sorprendente
bellezza. La sua pelle color della luna era in contrasto con i suoi
neri capelli, gli occhi avevano il colore del lago e del cielo fusi insieme,
il suo corpo emanava profumo di fiori appena sbocciati, e la sua bianca
veste rifletteva il sole che stava per volgere al tramonto!
“Chi sei?” chiese Giorgia intimorita da quella trasformazione.
“Siedi qui nell’erba e ti racconterò di me”
Giorgia al suono di quella calda voce, non ebbe dubbi su ciò che doveva
fare, si sedette accanto alla donna e aspettò in silenzio il suo racconto.
“Devi sapere, che una volta tutti parlavano di me, perfino i bambini piccoli
mi recitavano a memoria. Purtroppo, con la modernità e la tecnologia, molti
mi stanno dimenticando, i genitori non parlano di me ai figli, li lasciano
giocare con i video game, con i computer, guardano la televisione e sono
sicuramente molto meno impegnativi che non raccontare di me. E’a causa
di tutto questo che sto invecchiando e morendo pian piano. Il mondo si sta
distruggendo, molti cuori non riescono più ad ascoltare e quelli che invece
vorrebbero sentono solo rumore di bombe…Ed io muoio con loro ogni giorno un
pezzetto di più!”
“Ma chi sei?” chiese Giorgia tra l’incredulo e lo smarrito.
“Non hai ancora capito? Io credo di sì, te lo leggo negli occhi... hai
solo timore di sbagliare! Vedi come ero bella una volta? Ero l’immagine
dell’amore… Ero il sogno che albergava nei cuori… Ero un sorriso ed una
lacrima… Ero la speranza… Il mio nome è
POESIA!"
E domandando... "Tu…sei poeta?”
“Oh no, purtroppo no. La mia cultura è molto limitata, non conosco le
rime, il mio linguaggio non è ricco di vocaboli forbiti, e la mia umile vita
ha molto poco da poter raccontare, come potrei scrivere una poesia?”
“Sei certa che serva questo per scrivere? Ti chiedo una cosa…parlami del tuo
primo amore!”
Giorgia sgranò gli occhi per la sorpresa, mentre tornava con il pensiero ai
suoi 15 anni e iniziò.
“Avevo 15 anni, ero in vacanza in montagna con il gruppo di amici della
parrocchia che frequentavo, accompagnati dal sacerdote e dalle suore che ci
seguivano durante l’anno! Spesso mi isolavo dagli amici per ascoltare il
silenzio dei monti, per gustare il sapore dell’aria dolce e frizzantina che
non conoscevo in città. Osservavo i colori del tramonto sui monti mentre il
sole andava a dormire e lo seguivo con lo sguardo.
Mi incantavo a vedere il cielo mentre spuntavano le prime stelle.
Riconoscevo Sirio, Venere, il Gran Carro, la Via Lattea, alle altre davo un
nome di mia invenzione ed ogni sera cercavo la loro nuova posizione in
cielo.
Poi mi univo agli altri per la semplice cena che ci preparavamo da soli.
C’era un ragazzo di un anno più grande di me, ci conoscevamo da tempo, ma
era stato sempre uno come tanti! Una sera, dopo cena, seduti intorno al
fuoco, le nostre chitarre iniziarono insieme l’accordo della stessa canzone,
il nostro inno di ringraziamento al giorno appena trascorso, mentre le voci
degli amici alte cantavano al cielo. La luce della luna in quel momento
illuminò il suo volto rendendo quasi blu i suoi neri capelli. La sua voce
morbida e vellutata era di un tono più alta degli altri. Mi guardò, lo
guardai come se ci vedessimo per la prima volta, i nostri occhi continuavano
a fissarsi.
Non ricordo in quale momento scese il silenzio fra noi e la mia chitarra
aveva smesso di suonare
mentre inconsciamente la sua aveva cambiato musica, una dolce e melodiosa
canzone, la ricordo ancora “Lisa dagli occhi blu”. Silenziosamente gli amici
si erano ritirati nelle tende, eravamo rimasti soli accanto al fuoco che
ormai stava mandando le ultime scintille prima di morire, i monti silenziosi
ci circondavano!
Le sue labbra morbide si avvicinarono alle mie per schiuderle al primo
bacio. Unica testimone di quel magico istante fu la silenziosa luna, che per
un attimo si nascose per metà dietro ad una piccola nube, come a farci
l’occhiolino. Ecco, questo fu il mio primo amore, durato l’attimo di quel
bacio, finito insieme all’ultima scintilla del fuoco, ma ricordo indelebile
per tutta la vita!”
Giorgia si svegliò come da un sogno, guardò Poesia e vide una lacrima
correre sul suo volto mentre una ruga pian piano spariva.
“Perché piangi?” le chiese.
“Perché, nella tua semplicità sei stata poeta, ed ogni volta che un’emozione
mi giunge al cuore, ringiovanisco un po’! Vedi, non servono rime o grandi
vocaboli, basta solo lasciar parlare il cuore di un sentimento che sappia
giungere direttamente al cuore di chi ascolta e trasmettere così l’amore che
poi diventa contagioso!
Ora torna nel tuo mondo e porta il mio messaggio a chi può capire. Finché la
Poesia vivrà, il mondo soffrirà meno e ci saranno più sorrisi o lacrime di
felicità! E per ogni lacrima che bagnerà uno scritto io risorgerò un po’!”
Giorgia, improvvisamente si ritrovò da sola, il lago era sparito ed anche la
donna. Riprese dunque il cammino verso casa non sapendo ancora se fosse
stato solo un sogno o realtà!
Pensò tutta la notte allo strano incontro, sogno o realtà che importanza
aveva? Decise dunque di seguire il consiglio della donna. Il giorno dopo si
recò al mare, su due fogli scrisse a grandi lettere “NON
LASCIATE
MORIRE
LA
POESIA”,
uno lo inserì in una bottiglia e lo consegnò alle acque, un altro lo inserì
in un palloncino che gonfiò con quanto fiato aveva e lo affidò al cielo
perché il vento lo portasse in alto e lontano fino a scoppiare.
Al cielo innalzò il suo canto d’amore pregando che i suoi messaggi fossero
raccolti da cuori che potessero capire e far rivivere così quella eterna
fanciulla!

Piccola Fata, ha
raccolto il messaggio, e a chi, se non al suo amico Poeta
poteva consegnarlo?
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